Una poetica, lirica magia

Mi piaccion quelle cose che parlano d'amor, di poesia,

che parlano di sogni, di chimere, quelle cose che han nome "poesia"...





lunedì 14 dicembre 2009

Ah, non credea! Ah, non giunge!




Questo brano è dolcissimo. Ah non credea di rimirarti, sì presto estinto fiore! Passasti


Il testo è semplice e ripetuto. Ma rimane impresso grazie alla bellissima melodia che lo accompagna. Nelle note più cupe si inserisce una languida malinconia, quella dell'abbandono e del distacco. Quella della perdita. Perdere non significa finire. Ma contemplare dentro qualcosa che ha lasciato un'impronta profonda che mai scomparirà. Ma che ora, non c'è più.


La malinconia. Dal greco melos, dolce.
La nostalgia. Il dolore del lontano.
La lingua greca è poesia pura.
La lirica. E' un'emozione fatta a poesia.


La voce della Callas dipinge arabeschi che volteggiano nell'aria. Chi ha detto che la malinconia è qualcosa di negativo? E' solo, a mio giudizio, un modo più profondo di prendere coscienza di quello che passeggia dentro di noi e, come nel gesso, lascia impronte indelebili, che segnano le tracce del nostro io.


Il violino iniziale: spirale di timore.
La voce della Callas: stupore di fronte alla vita che se ne va. Passasti: consapevolezza della fine. Passasti al par d'amore: come l'amore passa, la natura trascorre. In un giorno solo: soltanto? O solitario? L'ambiguità della solitarietà. La solitudine non esiste.
La musica: si smarrisce di nuovo nel languore.
Passasti al par d'amore: l'amore passa. Fortunatamente. C'è speranza di rinnovamento nella malinconia.
In un giorno, in un giorno solo. Un giorno solo durò.
Oddio però. Verso la fine si sale. E sale il dolore insieme alle note.
Ma poi c'è sempre speranza dopo il dolore.
C'è la Resurrezione. La Pasqua, dopo in Natale. E ancora e ancora, verso quella ciclicità eterna che è vita. Che è, alla fine di tutto, amore.



Non si stingerà mai l'amore che porto dentro di me.


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