Una poetica, lirica magia

Mi piaccion quelle cose che parlano d'amor, di poesia,

che parlano di sogni, di chimere, quelle cose che han nome "poesia"...





sabato 30 gennaio 2010

Del sacrificio e del rifiuto dell'attore


Dioniso era il dio folle che invasava animi e menti, che nell'Antica Grecia trasportava fuori dalla realtà quotidiana, ordinaria; era il dio che faceva fare alle persone, alle DONNE, ai vecchi COSE inammissibili per la mentalità dell'epoca.
Il grande Aristotele afferma che fu proprio dal Ditirambo, ossia un componimento poetico e teatrale in onore del dio Dioniso, che ebbe origine la tragedia.
Il termine tragedia, dal greco tragos - odos, canto del capro, deriva proprio dal ditirambo dionisiaco. Una processione di uomini, armati di lunghi falli lignei e denudati, sfilava per la città, cantando, danzando e... destando scandalo.
In realtà però, i rituali dionisiaci avvenivano solitamente FUORI dalla città. Donne e anziani, persone perlopiù considerate inutili dalla società dell'epoca, partecipavano a questi rituali di invasamento, dove si beveva, si cantava, si eseguivano danze sfrenate in onore del dio, che, penetrava gli animi degli iniziati col vino, bevanda sacra e che, col suo furore primitivo, conduceva le menadi a uccidere capri e animali selvatici sacri a Dioniso, di cui, poi mangiavano le carni crude.

Ma chi è Dioniso?
E' un dio straniero, escluso dal Pantheon ufficiale, è il dio ibrido, effemminato, mascherato, falso, semidivino (è dio solo per parte di padre, Zeus, mentre la madre, Semele, è mortale), è un dio scandaloso.

Il teatro ha origine da lui.

E' dalla storia di Dioniso che si sviluppa poi la tragedia, il dramma. E anticamente gli attori erano considerati nient'altro che dei poveracci. Quando morivano erano sepolti fuori dai confini della città poichè erano protagonisti di una mimesi riconosciuta come pericolosa sin dall'Antica Grecia, prima che esistesse il comandamento "Non dire falsa testimonianza". Essere attori significava essere falsi. Falsi nell'animo, perchè essi dovevano recitare una parte... e che parte se pensiamo alle battute profonde di Euripide o a quelle drammatiche di Sofocle!
Aristotele, che, a mio giudizio, raggiunge una delle vette più alte del suo pensiero nella Poetica, riteneva che la mimesis fosse alla base del teatro:

[1448 a] Poiché quelli che imitano, imitano uomini che agiscono ed è necessario che questi siano persone o nobili o spregevoli (ed infatti quasi sempre i caratteri si riconducono a questi due soli, giacché tutti, quanto al carattere, differiscono per il vizio e la virtù), imiteranno uomini o migliori dell’ordinario o peggiori [5] o quali noi siamo, come fanno i pittori.

La tragedia però è utile alla società perchè consente la purificazione dalle passioni:

La tragedia è dunque imitazione di una azione nobile [25] e compiuta, avente grandezza, in un linguaggio adorno in modo specificamente diverso per ciascuna delle parti, di persone che agiscono e non per mezzo di narrazione, la quale per mezzo della pietà e del terrore finisce con l’effettuare la purificazione di cosiffatte passioni.

La recitazione è dunque, conditio sine qua non dell'opera d'arte. Senza imitazioni non vi sarebbe tragedia, senza finzione non ci sarebbe purificazione dalla troppa verità che ci domina.
L'attore è il capro espiatorio delle passioni perchè è colui che ne è interamente dominato.
Ne è sommerso e se ne lascia sommergere, diventa un filtro purificatore che si sporca delle zozzerie dell'animo umano e al contempo si purifica in profondità con sentimenti nobilissimi, ma comunque, sempre e comunque finti e sempre e comunque veri, perchè tali sono quando egli li prova.

Questo per spiegare il motivo per cui a teatro mi spavento sempre e mi sudano le mani e a volte mi viene voglia di uscire. Perchè la verità che è in corso di rappresentazione è una verità rappresentata, centomila volte imitata, ma mai vera e mai identica a se stessa. L'attore è il protagonista di un processo cognitivo e rappresentativo, di un rispecchiamento dello spettatore che deve sapersi immergere nella fictio fino in fondo, il quale, però, non può spegnere l'opera con il semplice bottone di un telecomando. Non è cinema, non è letteratura, non è tv, non è radio. L'epoca della riprodubilità tecnica di Benjamin è scavalcata da una VERITA' TANTO PIU' ADULTERATA, QUANTO PIU' PREZIOSAMENTE RAPPRESENTATA.

L'attore, per finire, è vittima o carnefice? E' un Dioniso ambiguo, è Satiro, con corpo umano e orecchie da animale. Oggi ha una tomba magnifica, una sepoltura decorosa, ma questo in tempi recenti, perchè fino a pochi secoli fa era costretto a esiliare anche da morto. La società non riconosce come nobili quegli strumenti che espletano la funzione apotropaica.

In ogni caso, la mimesi, il doppio è corrotto. Per questo può essere solo uno spettacolo.


Nessun commento:

Posta un commento