Una poetica, lirica magia

Mi piaccion quelle cose che parlano d'amor, di poesia,

che parlano di sogni, di chimere, quelle cose che han nome "poesia"...





domenica 28 febbraio 2010

Domenica in giallo


Oggi domenica nebbiosa, noiosa, nebulosa, come spesso sono le domeniche.
Ieri sera serata spesa benissimo tra Franche a mangiare (come sempre).
Stamattina ho deciso di andare a correre per smaltire i carboidrati in eccesso.
Mi piace un sacco sentire i muscoli in tensione, l'aria umida che ti pizzica le narici, i capelli mossi dal vento e dai salti e il paesaggio nudo e spoglio che mi circonda. Lo riesco sempre a riempire di pensieri e a svuotare la mente, ricaricandola di energia. Di solito faccio lo stesso giro. Non so perchè. Forse mi piace dare continuità ad un percorso, raggiungere le medesime tappe mi infonde più sicurezza, più stabilità. La musica dell'i-pod è la più commerciale che ci sia. E' giusto così.
Insomma, questa mattina indosso un paio di fuseaux attillati (risalenti alle scuole medie), una felpa di scarto, un giubbino pagato 10 euro all'Happy Moda, che però ho sfruttato tantissimo. E' di materiale sintetico e le tasche sono incredibilmente scivolose. Fatto sta che mi metto in moto al suono dell'ultima hit di Keisha, tik tok.
Fuori dal cancello incontro una coppia di vecchi e la mamma della mia vicina di casa (faccia da strega di Biancaneve) in bicicletta.
Supero un paio di pozzanghere e mi cade l'i-pod dalle tasche. Mi chino e lo raccolgo. I due vecchietti dietro se ne accorgono e si scambiano parole di commento all'accaduto. Poco dopo penso che devo stare attenta al cellulare perchè ne ho già perso uno andando a correre. Bene, troppo tardi. Il cellulare non c'era. No problem. Torno indietro -penso- tanto ho fatto solo 50 mt. Posso ritrovarlo. Setaccio la strada. Nada. Torno a casa per controllare di non averlo dimenticato -sebbene fossi sicura di averlo portato con me-. Infatti a casa non c'era. Ho chiamato sul mio cell con il cordless ma nessuna risposta. Sono uscita di nuovo, ho rifatto i 50 mt. Niente. Fermo una sciura, le chiedo in prestito il cellulare, mi autochiamo.
Sento dall'altra parte il fruscio dello sfregamento di una tasca e di passi umani. Bene, qualcuno l'aveva preso. Bel paese democratico di merda. Non fai neppure in tempo a perdere il cell che qualcuno te lo ruba. Comunque sia sono andata in cerca dei papabili ladri: o erano i due vecchietti o la sciura strega.
Dove andare? Naturalmente al cimitero.
Infatti lì li ho adescati. I due vecchietti. Innocenti. Lui mi presta il cell. Mi autorichiamo. Stessa storia: fruscio dello sfregameno del cellulare e passi. "Restituitemi il cellulare" impreco io. Qualcuno, dall'altra parte, aveva risposto, sapeva quale tasto schiacciare. Tempo due secondi arriva la strega.
"Ha per caso trovato un cellulare?" le domando.
"Ehm, sì..." risponde lei esitante.
"Ah per fortuna"
Lo aveva messo in borsa quella stordita.
"Chiamavo, ma sentivo rumore di passi. Perchè non ha risposto?".
"Mah, io sono vecchia, non so come si usano... questi cosi..."
"Lei non ha un cellulare?" chiede la coppia di vecchietti che intanto mi aveva rassicurato dicendomi che ero stata fortunata perchè la sciura strega "è una dei nostri"... (Sì, come no!).
"Sì, ma non lo uso" risponde lei. "Volevo darlo al parroco, non so io...".
Io non le credo. Sarà vecchia, rincoglionita, ma il suo sguardo non è sincero.
"Mah comunque l'ho trovato".
Lei me lo restituisce e aggiunge: "Eh sì, volevo darlo a mio nipote che ne ha tre, a lui piacciono. Eh lui sapeva come chiamarla.
Ma non voleva mica darlo al prete?
Sta brutta stordita voleva fottermelo. Ecco a cosa serve la corsa. A rincorrere chi ti ruba il cellulare prima che inizi a visitare un cimitero.

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