Una poetica, lirica magia

Mi piaccion quelle cose che parlano d'amor, di poesia,

che parlano di sogni, di chimere, quelle cose che han nome "poesia"...





martedì 2 marzo 2010

Una stanza

Era seduta nella stanza. Mobilia anni 50, comprata con tanti sacrifici. Piastrelle chiazzate, pavimento vecchio. Primo piano di un condominio di sessant'anni, comodo per chi fa fatica a camminare.
La luce della lampada illuminava fiocamente il letto. Era sdraiata, col tubicino che usciva dal naso. 86 anni, ma bella come sempre. Di fianco a lei un comodino, con una lampada che si accendeva con un semplice tocco. Più la toccavi, più si illuminava.
Lei giaceva sdraiata. Non parlava. Ma il suo sguardo, le sue iridi verdi e acquose esprimevano qualcosa di incomprensibile.
L'altra donna, giovane, si guardava attorno. Scrutava gli oggetti per sfuggire a quello sguardo. Paradossalmente fresco, come quello di un bimbo. Intanto, le toccava le mani, calde di febbre, le carezzava le gote mordibe, ma quasi rientranti. Qualche pelo ispido sul mento. I punti neri, non schiacciati da una vita. La ricrescita dei capelli, mai avuta.
Nel vano dell'armadio giacevano le madonnine di Lourdes, una cartolina con una preghiera sul retro, le foto della donna anziana, quelle del marito. Nel cassetto un album fotografico con la donna giovane da bambina, la donna anziana che allora aveva 65 anni e un cane. Il boxer Kill.
Uno sguardo alla camera. Una rosa bianca di tre giorni accanto a lei. I petali giallognoli.
"Devo comprarne un'altra" pensò la giovane.
Il silenzio non pesava. Il rumore del materasso ad aria che si gonfiava per trovare la giusta misura faceva da sfondo a quel silenzio.
Carezze sulle mani, grattini sul volto, occhi negli occhi.

Sono le mani della nonna queste morbide che sto toccando. Sono le mani che mi hanno preparato polpette e lanciato caramelle violentemente. Sono gli occhi teneri e dolci di una signora elegante, anche se non tanto ricca. Sono i capelli, questi, pettinati con cura, laccati con precisione. La bocca senza denti ora non assapora l'adorato pane col latte. La pelle è morbida. La carne casca dolcemente sul corpo. Gli occhi verdi, scrutano tutto, fissi come sempre.

Le due si salutano. La giovane bacia la vecchia estenuata e si incammina in strada. Sono le 20. Non c'è nessuno per le strade. Serrande chiuse dei negozi. Rumori di macchine, motorini, i tacchi degli stivali che pestano la strada bagnata di umidità. La vita continua e tutto segue il suo ritmo. Passa una BMW veloce, diretta chissà dove. La prima marcia, poi la seconda, la terza, forse la quarta. Anche lei si spegnerà.
Uno sguardo al cielo limpido di marzo. Le costellazioni ci guardano severe dal cielo nero petrolio. Un mantello di occhi che brillano, che palpitano insieme ai nostri. La legge del mistero, indecifrabile.
La Terra che ruota, come ruotano le ruote delle macchine, come ruota tutto.
Diventiamo foglie secche, teneri e fragili. Ci nutriamo. E respiriamo questa verità nascosta, che è la vita.

1 commento:

  1. Povera Nonnina...è brutto vedere inermi delle persone che ami così tanto. L'ho provato anche io, ti viene anche da pensare se non sia meglio lasciarle andare...
    Io penso che se un domani dovessi restare sola, senza Daw, vorrei spegnermi nel giro di poco, ovviamente evitando inutili agonie.

    Ti abbraccio.

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